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La rubrica di Luciano Petrullo

Il declino del San Carlo è figlio della cattiva politica che lottizza anche i posti di portiere di condominio

Luciano Petrullo Luciano Petrullo

Diceva zio Vittorio che i cittadini, quando entrano nell’urna per votare, dovrebbero ricordarsi che almeno due volte nella vita devono entrare in un ospedale. Noi lucani dovremmo ricordarlo più di ogni altro italiano. Sono reduce da una intensa esperienza ospedaliera e posso, con cognizione di causa, esprimere il mio giudizio sul San Carlo: pessimo. Certo, è un giudizio soggettivo, anche se di elementi oggettivi ne ho a iosa. Ma poiché anche i tribunali più squinternati, come quelli italiani, consentono la difesa, prima che la mia sentenza passi in giudicato, voglio porre delle domande: 1) può un ospedale dimettere un ultraottantenne ricoverato per problemi polmonari dopo pochi giorni, dichiarandolo guarito, quando fuori c’è più di un metro di neve, i marciapiedi sono ingombri anche di ghiaccio, e la temperatura è polare? E se può farlo, tornare dopo quarantottore con un febbrone in ospedale e non uscire più vivo, è normale? Si può dire che è stato fatto tutto, e che non si poteva fare di più? 2) Se un paziente viene spedito in altro ospedale, e il medico che lo riceve ha difficoltà a capire la diagnosi e afferma che gliene sono arrivate tre, è colpa della sorte cattiva, o c’è qualcosa che non funziona? 3) Può essere tenuto un paziente per più settimane sedato e legato nel letto? Non sarà una tortura un trattamento del genere? Questa domanda la giro anche alla Procura della Repubblica. Altre domande affiorano nella mia mente, ma sarebbe già tanto ottenere risposte a queste tre. Al San Carlo è anche possibile che un primario non abbia mai conseguito la specializzazione nella materia del reparto che dirige. Ma pare sia normale, legale e trullallà. A me sembra un orrore, ma tant’è. Capita che ti chiedano di procurarti le medicine o di assistere i malati in ospedale, contravvenendo a ogni elementare norma ospedaliera. Il declino del San Carlo è figlio della cattiva politica che lottizza anche i posti di portiere di condominio. E quindi, cari lucani, quando votate pensateci un po’. Ma voi potreste osservare con molto acume “ma perché se ne voti uno anziché un altro cambia qualcosa?”. Non lo so. So, però, che quelli scelti, e anche con consensi bulgari, hanno realizzato lo scempio lucano. Ora si sono spartiti anche altri enti, senza che l’opposizione abbia battuto ciglio, per il solo meschino fatto di piazzarci qualche amico. Lo sfascio è garantito, e non abbiamo nessuno che difenda i nostri interessi. Vero è che ce lo siamo meritato, ma qualsiasi pena fosse da scontare, l’abbiamo già scontata. Forse non ci resta che chiedere pietà, solo pietà. Chiedere, con l’umiltà del più piccolo suddito, un atto di generosità, un regalo, e cioè che si ponga fine allo scempio. I ventri obesi, le mani sudate, per dirla col poeta, vi rimarranno, state tranquilli, ma ricordate che anche per voi vi sarà prima o poi un giudizio, non potrete assolvervi da soli all’infinito. E se non ci penserà prima il popolo lucano a mandarvi sonoramente a quel paese, e se non ci penserà Iddio in terra, e cioè la magistratura, a giudicare i vostri sconquassi, non sarà comunque per voi una vittoria, anzi. E allora umilmente vi chiedo pietà, vi chiedo perdono di esistere, ma per l’amore di Dio, non torturate più oltre questo popolo che ha commesso l’unico errore di darvi troppo potere senza mai chiedere il conto.

Mer, 11/04/2012 - 07:36
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